La sanificazione nei luoghi pubblici è disciplinata da una rigida normativa. Mentre in casa si possono utilizzare diversi tipi di sanificazione, nei luoghi pubblici o aperti al pubblico sono necessari alcuni accorgimenti, perché ci possono essere controlli. La sanificazione avviene in due passaggi fondamentali. Come funziona?
Sanificazione nei luoghi pubblici, fase 1: pulizia
Nella prima fase, si procede con una pulizia profonda. Serve a eliminare lo sporco superficiale. Anche se le pulizie si fanno periodicamente, è importante rifare la pulizia ogni volta che si vuole fare la sanificazione, altrimenti otterrai solo un lavoro a metà. Per poter effettuare le manovre di pulizia, acquista tutto da zero. Infatti, da un lato avrai tutta la documentazione valida per le spese effettuate e dall’altro avrai una sanificazione non compromessa da precedenti utilizzi.
È importante in questa fase evitare i prodotti di supermercato, ma puntare su prodotti industriali, perché con un solo prodeotto puoi pulire tutto il locale se è di medie dimensioni e sono pensati per le metrature più grandi. Naturalmente, tutto dipende dalla metratura dell’ufficio. Se ci sono più piani, allora serviranno più flaconi.
Sanificazione nei luoghi pubblici fase 2: disinfezione
Per la fase di disinfezione, invece, servono una serie di strumenti utili. Rivolgersi a una ditta specializzata può essere un’idea per ottenere un lavoro veloce in tempi rapidi e con tutta la documentazione dell’azienda in caso di controlli, ma i costi possono essere proibitivi, visto che la sanificazione deve essere periodica e direttamente proporzionale a quanta gente passa dall’ufficio. Per esempio, in un ufficio postale passano tantissime persone, quindi conviene passare a una sanificazione periodica ogni 2 mesi al massimo.
Invece, un negozio aperto al pubblico può tranquillamente spostare questo lavoro ogni 3-4 mesi. In ogni caso, mai far passare sei mesi tra una sanificazione e l’altra. Un’alternativa a una disinfezione efficace sono i macchinari all’ozono, l’alcol etilico, il perossido di idrogeno e l’ipoclorito di sodio.
Se si sceglie di utilizzare il macchinario, questo non va cambiato. Nei documenti serviranno solo quelli del macchinario con le caratteristiche tecniche. Per i prodotti da passare sulle superfici per una corretta sanificazione valgono le fatture. Può essere utile prendere a noleggio strumenti professionali per la sanificazione, da restituire poi al termine del lavoro.
Al termine di questa fase, l’ufficio non è subito disponibile al pubblico. Quindi, conviene effettuare questo lavoro il primo giorno di chiusura e far passare anche un secondo giorno con le finestre aperte prima di riaprire la struttura al pubblico. Dato che ci sono zone che hanno un gran passaggio di persone all’interno della stessa struttura aperta al pubblico, come i bagni o gli ascensori, conviene prestare a queste zone una particolare attenzione.
In questi casi, conviene passare una volta in più con la macchina all’ozono, oppure passare due volte la salvietta imbevuta di alcol etilico (almeno al 70%) prima di definire il lavoro davvero completato.
Quali sono i documenti da tenere per eventuali controlli
Oltre ai controlli periodici, le forze dell’ordine stanno predisponendo ulteriori controlli per via della pandemia. Prima di tutto, è importante dimostrare di avere il gel disinfettanti agli ingressi e i cartelli di invito a indossare la mascherina all’interno. Poi, dal punto di vista dei documenti, si possono presentare le fatture di acquisto dei prodotti utilizzati, dalle quali si evincono anche le loro caratteristiche.
Per dimostrare di aver regolarmente proceduto con la sanificazione periodica, si possono fare delle registrazioni durante le procedure, oppure dimostrare di aver tenuto chiusa l’attività nel periodo della sanificazione. In più, se si sono buttati degli oggetti dopo la pulizia, si può indicare la data di accesso all’isola ecologica, oppure di ritiro della spazzatura. Questo può bastare se la sanificazione è stata effettuata in proprio.








